LE GALLINE FELICI
Di seguito una presentazione di qualche anno fa, per informazioni aggiornate visita il sito:
Mi chiamo Roberto [Li Calzi, ndr], ho 3 figli, 48 anni e da più di 20 mi occupo di agricoltura biologica; all' inizio non sapevo che si chiamasse cosi', poi ho contribuito a farla nascere. Due dei miei figli sono cresciuti in campagna in mezzo a polli, papere, cavolfiori, arabi, arance, rastafari, pietre e piante grasse, nel senso che da me girava e viveva un bel po' di gente di provenienza molto diversa e si
lavorava veramente tanto.
Come tutti sapete, la biodiversità è seriamente minacciata e non vi sto a sciorinare le cifre veramente agghiaccianti sull' appiattimento della varietà naturale e quindi sulle nostre tavole e quindi, ed anche per numerose altre vie, sulle nostre menti e, soprattutto su quelle dei nostri figli.
Io sto coltivando il pallino di contrastare nel mio piccolo questa tendenza. Nei vecchi agrumeti, per esempio, che si chiamavano giardini, erano presenti contemporaneamente numerosissime varietà, e quindi forme, colori, odori e sapori, ma non era moderno, non era in linea con l'esigenza di una
standardizzazione commerciale, e quindi questa varietà fu demonizzata e gli agricoltori furono indotti a reinnestare, omogeneizzare (buoni gli omogeneizzati che volevano fare mangiare ai nostri figli) a spiantare, facendo cosi' scomparire delle varietà che adesso sono diventate rarità.
Non solo, ma nel momento di selezionare il prodotto da inviare al mercato, tutto ciò che è troppo piccolo o troppo grosso, o troppo personale, con un carattere che si distingue, viene scartato e mandato a fare succhi (al 12%).