Le sostanze usate nei trattamenti post raccolto

 

 

Le sostanze usate nei trattamenti post raccolto

 

La legge italiana permette di potere effettuare trattamenti successivi al raccolto della frutta per migliorarne la conservazione e l’estetica.

Le principali sostanze chimiche usate per il maquillage della frutta sono:

 

  • il difenile (E 230);

  • l’ortofenilfenolo (E 231);

  • l’ortofenilfenato di sodio (E 232);

  • il tiobendazolo (E 233);

  • la gommalacca (E 904);

  • l’etilene.

Il difenile (E230) viene impiegato come antimuffa, per il trattamento della superficie degli agrumi o, per le cartine che li avvolgono e, spesso, anche per il trattamento delle cassette che li contengono.
Con questa sostanza vengono trattati sia gli agrumi nostrani che quelli di importazione.

Una volta che la buccia si è impregnata di difenile, le arance si conservano per mesi, a vantaggio dei commercianti.
Dal punto di vista della salute non esiste tuttavia la certezza che questa sostanza non raggiunga anche l’interno dei frutti. E’ da evidenziare che è inutile lavare la frutta con saponi o bicarbonato, perché il difenile non se ne andrà!

Spesso la buccia “trattata”, dopo un breve lavaggio viene utilizzata  dalle pasticcerie per aromatizzare dolci o come componente di liquori casalinghi oppure, e lo fanno ancora in molti, viene usata come ingrediente per la realizzazione di un digestivo casalingo denominato “canarino”, ottenuto facendo bollire scorza ed acqua.

 

Il tiabendazolo (E233)

è principalmente usato per contrastare muffe, avvizzimenti ed altre malattie fungine in frutta (in particolare nelle arance) e verdura. Trova impiego come conservante alimentare sotto la denominazione e233. Ad esempio, è applicato alla buccia delle banane per preservarne la freschezza ed è un comune ingrediente delle cere collocate sulla scorza degli agrumi.

È altresì presente nelle soluzioni acquose nelle quali tali frutti vengono immersi.

A causa della sua lieve tossicità, il suo uso come additivo è stato vietato in unione europea, negli stati uniti, e in australia e nuova zelanda.

La dose giornaliera accettabile del tiabendazolo è di 0,1-0,3 milligrammi per ogni kilogrammo di massa corporea. In alte dosi, il composto appare fortemente tossico, causando consistenti disordini al fegato e all’intestino. Nelle cavie esposte ad alte quantità di tiabendazolo sono stati inoltre rilevati disordini riproduttivi e riduzione del peso dei piccoli al momento dello svezzamento.

Gli effetti collaterali sull’uomo includono nausea, vomito, perdita di appetito, diarrea, vertigini, sonnolenza, mal di testa o, più raramente, anche ronzio alle orecchie, disturbi visivi, mal di stomaco, ingiallimento delle pelle e dell’urina, febbre, affaticamento, aumento della sete e aumento o riduzione dell’urina prodotta. Non ne sono stati rilevati effetti cancerogeni o mutageni.

 

                     Gommalacca (E904) La gommalacca è un polimero naturale ed ha una composizione chimica simile a quella dei polimeri sintetici, ed è quindi considerata una plastica naturale. E’ ottenuto dalla secrezione di un insetto, la Kerria Lacca, che cresce nelle foreste tailandesi. Per ottenere 333 g di gommalacca occorrono migliaia di insetti.

Questo additivo alimentare, un tempo usato per produrre i dischi per il grammofono, è impiegato anche come agente lucidante di pillole e caramelle oltre che per lucidare i mobili. Può essere modellata a caldo, per cui è classificata come termoplastica. Essendo commestibile, la gommalacca è stata usata come agente lucidante per pillole e caramelle. A questo fine, è classificata come additivo alimentare con il numero E904 e viene ancora usata come rivestimento della frutta per impedirne il deperimento dopo la raccolta.

 

Acido Sorbico (E200) l’acido sorbico è un conservante di origine naturale, che può essere prodotto per via sintetica. presenta una tossicità molto bassa: questo sia perché viene utilizzato in dosi ridotte (0,2 mg/kg), sia perché la sua dl50 (dose letale) è oltre i 5g/kg. pertanto, essendo impiegato in dosi così limitate, e avendo una dose letale così alta pro kg, è un conservante che si può ritenere sicuro. poche persone, infatti, manifestano reazioni allergiche all’acido sorbico. spesso l’acido sorbico è presente, come inibitore di lieviti e muffe, in preparati per crema pasticcera, nei formaggi non stagionati, nel pane a fette, nel pane di segale, nella pasta di olive, nelle bibite, nei ripieni delle paste fresche, nei preparati per gnocchi freschi, nella polenta pronta, nella frutta, nelle margarine. nonostante l’acido sorbico presenti una dose letale molto alta, è necessario fare una piccola riflessione: essendo un conservante molto utilizzato è possibile (anche se avviene raramente), che nell’arco della giornata si consumino così tanti alimenti contenenti e200 da arrivare a consumare dosi vicine a quella tossica; per questo motivo è consigliato controllare con attenzione le varie etichette per evitare che si verifichi ciò. se si dovesse raggiungere la dose tossica, si pensa che questo conservante possa presentare rischi per la salute, perché può alterare i sistemi enzimatici del corpo umano.

 

Ortofenilfenolo (E231) per essere usato in Italia necessita dell’autorizzazione del ministero della salute non essendo stato registrato in Italia, chi non lo fa incorre in sanzioni e quindi è poco utilizzato dagli operatori italiani. In Europa invece la legge comunitaria consente di utilizzarlo. I derivati fenolici e il tiabendazolo (E230, E231, E232 , E233) sono dotati di una certa tossicità, infatti sono proibiti in Australia. Vengono diffusamente utilizzati per il trattamento superficiale degli agrumi e delle banane. Questo significa che le bucce dei prodotti di importazione possono essere state trattate con questi additivi.

 

Oltre a tutte queste sostanze chimiche che sicuramente non faranno tanto bene al nostro organismo, c’è anche la maturazione artificiale della frutta mediante l’etilene.
E’ risaputo che per motivi commerciali la frutta viene colta ancora acerba dalle piante per essere immagazzinata in grandi celle frigorifere; successivamente, in base alle richieste del mercato, viene fatta maturare artificialmente mediante l’uso di questo gas.

La frutta che consumiamo, quindi, risulta essere povera di vitamine e principi salutari che un tempo consentivano ai nostri nonni di vivere in salute oltre che ricca di additivi chimici.
Considerato che l’antico detto: “noi siamo quello che mangiamo” è purtroppo una triste verità, visto che il 90% degli alimenti che consumiamo quotidianamente sono “conditi” con additivi alimentari,  è per certi versi spiegabile se ai nostri giorni le intolleranze alimentari, le malattie croniche e i tumori sono in ascesa.

 

 

 

 

 

 

è principalmente usato per contrastare muffe, avvizzimenti ed altre malattie fungine in frutta (in particolare nelle arance) e verdura. Trova impiego come conservante alimentare sotto la denominazione e233. Ad esempio, è applicato alla buccia delle banane per preservarne la freschezza ed è un comune ingrediente delle cere collocate sulla scorza degli agrumi.

È altresì presente nelle soluzioni acquose nelle quali tali frutti vengono immersi.

A causa della sua lieve tossicità, il suo uso come additivo è stato vietato in unione europea, negli stati uniti, e in australia e nuova zelanda.

La dose giornaliera accettabile del tiabendazolo è di 0,1-0,3 milligrammi per ogni kilogrammo di massa corporea. In alte dosi, il composto appare fortemente tossico, causando consistenti disordini al fegato e all’intestino. Nelle cavie esposte ad alte quantità di tiabendazolo sono stati inoltre rilevati disordini riproduttivi e riduzione del peso dei piccoli al momento dello svezzamento.

Gli effetti collaterali sull’uomo includono nausea, vomito, perdita di appetito, diarrea, vertigini, sonnolenza, mal di testa o, più raramente, anche ronzio alle orecchie, disturbi visivi, mal di stomaco, ingiallimento delle pelle e dell’urina, febbre, affaticamento, aumento della sete e aumento o riduzione dell’urina prodotta. Non ne sono stati rilevati effetti cancerogeni o mutageni.